past masters volume two

formato: LP 33 giri
BPM 1 (In vendita abbinata a Past Masters Volume 1): 24.10.1988
posizione più alta in classifica (UK): #46
settimane in classifica: 3

Lato A
  1. Day Tripper 02:47
    (Lennon/McCartney)
  2. We Can Work It Out 02:14
    (Lennon/McCartney)
  3. Paperback Writer 02:17
    (Lennon/McCartney)
  4. Rain 03:00
    (Lennon/McCartney)
  5. Lady Madonna 02:16
    (Lennon/McCartney)
  6. The Inner Light 02:34
    (Harrison)
  7. Hey Jude 07:06
    (Lennon/McCartney)
  8. Revolution 03:22
    (Lennon/McCartney)
Lato B
  1. Get Back 03:06
    (Lennon/McCartney)
  2. Don't Let Me Down 03:33
    (Lennon/McCartney)
  3. The Ballad Of John And Yoko 02:58
    (Lennon/McCartney)
  4. Old Brown Shoe 03:16
    (Harrison)
  5. Across The Universe 03:44
    (Lennon/McCartney)
  6. Let It Be 04:02
    (Lennon/McCartney)
  7. You Know My Name (Look Up The Number) 04:19
    (Lennon/McCartney)

Review

Il volume 2 di Past Masters è costituito (con una  sola eccezione) dai singoli del periodo 1966-70, esclusi i singoli del 1967, già utilizzati per trasformare il doppio EP Magical Mystery Tour in un LP da 11 tracce. L'unico brano, tra quelli inclusi, che non appare nella precedente discografia dei Beatles, è la versione di Across The Universe pubblicata su un album benefico per il WWF (la versione pubblicata su Let It Be parte dalla stessa registrazione di base, pesantemente modificata da Phil Spector) e versioni differenti rispetto all'album di Get Back e Let It Be.

C'è inoltre la "vera" Revolution, assai diversa dalla versione "anestetizzata" del White Album e giustamente reintitolata Revolution 1. Come su Past Masters 1, anche su questo album sono presenti brani straordinari non reperibili altrimenti - o almeno, non semplicemente. L'unico appunto che si può muovere al volume 2 è che l'omissione dei singoli pubblicati nel 1967 - ancorchè ineccepibile da un punto di vista di razionalizzazione dei brani - impedisce all'album di tracciare una parabola completa della seconda parte della carriera Beatlesiana.

È presente infatti il passaggio dagli ultimi pezzi "giovanili" (Day Tripper) alla scissione definitiva tra il songwriting di Lennon e quello di McCartney, così come non mancano chiari esempi dell'evoluzione del gruppo in termini di ricchezza e versatilità sonora (i tape loops di Rain, il sempre più ricorrente pianoforte, l'occasionale ricorso a fiati ed archi). L'unico pezzo psichedelico è però Rain, che per quanto splendida, rappresenta uno dei primi tentativi dei Beatles in questo terreno.

Un altro elemento mancante è l'evoluzione di George Harrison come compositore; d'altronde, la sua unica facciata A di un singolo (Something) non ha diritto alla pubblicazione in questa sede in quanto già presente sull'album Abbey Road.

Palesate queste premesse, Past Masters è anche (ma non solo, specie nel volume 1) un buon modo per ripercorre la parte più visibile della carriera dei Beatles (un po' come farà, molti anni più tardi, l'album 1). Successi che hanno scandito l'inarrestabile successo del gruppo, dai classici della beatlemania come She Loves You e I Want To Hold Your Hand, al triste epilogo di Let It Be, passando per capolavori come Rain, Hey Jude e Don't Let Me Down.

A distanza di decenni dalla pubblicazione, Past Masters rimane sicuramente il migliore degli album dei Beatles non concepiti dai Beatles, ed anche il primo ad uscire prima su CD che su vinile: quasi a testimoniare che la tecnologia può cambiare, ma la magia della loro musica rimane immutabile, a qualunque supporto sia essa affidata.

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